Tommy Sala: una vita sugli sci! Dal verde della Brianza, alla bianche nevi di Coppa del Mondo

401

Brianza Sport per la prima volta si tinge di bianco in una lunga intervista a Tommaso Sala, sciatore della Nazionale Italiana reduce da un secondo posto nel circuito di Coppa Europa a la Molina, in Spagna. Classe 1995, nato a Milano da mamma Luara e papà Massimo, ha vissuto fino all’età di 13 anni a stretto contatto con la Brianza, in quel di Casatenovo. Ma il colore preferito di Tommy, fin da bambino,  non è il verde che circonda i nostri territori, bensì il bianco che copre le imponenti vette lombarde. Un ragazzo di città che ha deciso di dedicare la propria vita alla montagna, al brivido della velocità sulla neve, e che è riuscito a coronare il suo sogno arrivando davvero nell’olimpo dei grandi, fino in Coppa del Mondo. Nel corso di questa nostra chiacchierata ripercorreremo le fasi fondamentali della sin qui breve, ma intensa carriera di Tommaso Tommy Sala, dividendo in due capitoli l’intervista per rendere il tutto più intrigante…

Avremo quindi modo di scoprire come anche un ragazzo nato e cresciuto in pianura, può arrivare un giorno calcare le piste più importanti del circuito sciistico internazionale, con l’ambizione di crescere un po’ alla volta arrivando a tagliare nuovi importanti traguardi.

 

 

1-Partiamo dai primi passi. Cosa ti ha avvicinato allo sci, chi ti ha trasmesso la passione per la montagna, per la neve e la velocità in pista?

 

“Lo sci è la mia passione, la mia vita fin da quando ero piccolino. C’è un aneddoto carino che racconta mia mamma, dice che quando la prima volta a 3 anni ho messo gli sci, come tutti i bambini piccoli mi hanno portato sul campetto per provare la nuova sensazione degli sci ai piedi e della neve. Beh, non sono stato per niente contento, ho una foto che mi ritrae con il broncio mentre passo sotto ad un arco e suono la campanella con il braccio. Il giorno successivo il maestro mi ha insegnato qualche curvetta, su richiesta dei miei genitori che mi vedevano insoddisfatto, e a fine lezione ho abbracciato le gambe di mia mamma dicendo ‘sciare è la cosa più bella di sempre!’. La passione quini mi è stata trasmessa dai miei genitori, ma non solo, adoravo sciare con gli amici. È cresciuta piano piano fino ad esplodere. Nessuno mi ha mai obbligato a sciare, anzi di solito mi richiamavano a casa e si lamentavano quando tornavo dopo la chiusura degli impianti. Ho avuto la fortuna di avere dei maestri che mi hanno trasmesso la stessa sensazione e passione,  insegnandomi che sciare, oltre ad essere uno sport meraviglioso, può essere una valvola di sfogo notevole. Ho insistito tanto per poter vivere in montagna ed inseguire il mio sogno fin da quando avevo 14 anni.”

 

2– Qual’è stata la prima stazione sciistica in cui hai messo piede da piccolo?

 

“La prima sciata lo ho fatta a Madesimo, in Valchiavenna. Ero talmente piccolo che non ho ricordi dell’inizio, ma fortunatamente siamo andati per molti anni e nonostante ci siano stati alcuni cambiamenti, è un posto che mi rimarrà sempre un po’ nel cuore. Li sono cresciuto, mi sono divertito insieme ai miei amici e ho imparato qualsiasi tipo di attività si potesse fare sulla neve: dallo sci agonistico, al freestyle, allo snowboard e al telemark. Questo è quello che mi piace di più in assoluto di questo sport, è versatile e si possono imparare sempre nuove cose”.

 

3-Ricordi qualcosa dei tuoi primi maestri/allenatori?

 

“Soprattutto all’inizio ho avuto tanti maestri, prima per imparare a sciare e poi per la pre-agonistica. Il primo vero allenatore lo ho avuto all’età di 6 anni, si chiama Marco Vavassori “Vava” per le categorie Baby e Cuccioli. Con lui mi divertivo come un matto, oltre ad essere un bravissimo allenatore era un amico che ci portava nei boschetti a fine lezione e che ci raccontava un sacco di barzellette. Nella categoria Ragazzi invece la mia allenatrice era la “Titti”, Tiziana Pezzini, un concentrato di grinta e passione; si dedicava completamente a noi ragazzi e nonostante le numerose sgridate ricevute poi alla fine ci faceva divertire da matti.”

 

4- Quando hai capito che lo sci poteva per te essere di più che una semplice passione?

 

All’età di 14 anni ho voluto trasferirmi in montagna a Bormio a studiare per inseguire il mio sogno, oltre allo sci avevo proprio bisogno di un ambiente diverso dalla città in cui vivere. Volevo svegliarmi, guardare le montagne e respirare aria fresca. Sciare è sempre stata una forte passione, ma è diventato un vero lavoro a 18 anni quando sono stato arruolato nel Gruppo Sportivo della Polizia di Stato Fiamme Oro di Moena. In quel momento ho capito che avrei fatto davvero lo sciatore nella vita. E cosí è stato, mi è stata data questa grande opportunità e la ho colta al volo, ora sono molto contento del percorso che ho fatto e sono sicuro che lo rifarei altre mille volte se fosse possibile tornare indietro. Fare l’atleta è ufficialmente il mio lavoro e sono contento di farlo.”

 

5- Lo sci è uno sport che richiede impegno, costanza e sacrifici. Durante gli anni dell’adolescenza hai mai pensato di abbandonare, come fanno tanti a quell’età?

 

“Sicuramente è uno sport faticoso ed essendo individuale molto spesso ti mette a dura prova. Ovviamente anche io ho avuto i miei alti e bassi nelle diverse stagioni e può capitare di pensare se la candela vale il gioco, ma la risposta non è mai stata altro che: si, io voglio continuare. Sono un ragazzo molto determinato e molto appassionato, con gli anni e un pochino di esperienza ho imparato a capire che non sempre arrivano i risultati che ci aspettiamo, ma fa parte del gioco. Non sono una macchina ma un essere umano ed è normale che non sempre riesca a dare il meglio di me o che a volte il meglio di me non sia sufficiente per vincere, lo accetto, ci sono tanti sciatori molto bravi e molto forti e da loro posso solo imparare. Quello che è certo è che io mi impegno sempre al massimo e cerco di migliorare continuamente.”

 

6- Qual’è stata fino ad oggi la maggiore soddisfazione che hai potuto toglierti con un paio di sci ai piedi? Intendo in termini di risultati, di medaglie, ma non solo… Hai mai conosciuto qualche tuo idolo, magari in nazionale? Oppure hai coronato qualche tuo altro sogno particolare?

 

“La più grande soddisfazione è arrivata proprio pochi giorni fa. Mi sono guadagnato il primo podio della mia carriera nel circuito di Coppa Europa. Era la finale di slalom del circuito a La Molina in Spagna, sono partito con il pettorale numero 2 e sono arrivato secondo. Sono veramente soddisfatto di questo risultato. Non ho un vero e proprio idolo, cerco di prendere il meglio da ognuno dei miei compagni in nazionale e anche dagli altri campioni stranieri. Ovviamente il sogno più grande che avevo fin da quando ero piccolo era partecipare in Coppa del Mondo. Quest’anno ce la ho fatta. Ho esordito a Dicembre in Val d’Isére in slalom e disputato altre due gare di slalom a Santa Caterina e Madonna di Campiglio, e due giganti ad Hinterstoder. Sono davvero contento, è stato molto emozionante e mi ha caricato parecchio.”

Foto: Ufficio Stampa Tommy Sala

 

Commenti

comments

- Pubblicità -