Stefano Figini: gli inizi del campione. Giocava a basket, ma…

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Dopo la prima parte dell’intervista a Stefano Figini (che si può rileggere qui), campione di nuoto pinnato originario di Varedo, ecco l’epilogo della nostra chiacchierata. Si parla dei primi approcci di Stefano al nuoto pinnato e molto altro.

Stefano hai sempre nuotato? “Ho iniziato ad allenarmi seriamente, solo a 12 anni. Prima facevo solo qualche corso, anche se non era mai entrato in una squadra agonistica. A quell’età era troppo tardi per il nuoto, visto che loro si specializzano da quando hanno 10 anni. Per provare una monopinna era invece il momento giusto. Passione, abilità e coordinazione in acqua hanno fatto il resto. L’incremento graduale di successi poi, è venuto troppo naturale: come ho già detto, allenarmi e nuotare mi piaceva, specie a quella velocità. Ci allenavamo dalle 20 alle 22, con conseguente ritorno a casa alle 23, per non disturbare il pubblico del nuoto. Tutto ciò però non mi pesava affatto”.

Oltre all’età perché il nuoto pinnato? Il punto cardine era quello di stare in acqua. Poi la velocità mi ha sempre emozionato: con la monopinna si vedono le piastrelle andare al doppio rispetto al nuoto normale. Ormai è diventato un lavoro, anche se lo prendo sempre più come una passione. Ogni volta che sono sul bordo vasca ho voglia di entrare e non penso certo ai soldi”.

A 12 anni l’inizio, a 18 già campione del mondo. “Ripeto, tutto mi è venuto troppo facile. Dopo due anni ero già in graduatoria per i campionati nazionali. Tutto grazie alla voglia di farsi vedere. Avevo voglia di rivalsa verso lo sport, che fino ad allora non mi aveva dato per nulla soddisfazioni. Prima giocavo a basket ma ero negato e entravo solo a partita finita, più o meno per 30 secondi. Coltivare qualcosa in cui andavo bene e vedere i risultati, mi dava soddisfazione e ci davo dentro”.

Quali sono le nazioni da battere? “In Russia (e in generale nelle nazioni sovietiche come Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca), Colombia e Germania il nuoto pinnato è molto popolare. Loro hanno anche ritorni economici importanti. In Colombia ad esempio, si ricevono soldi dallo stato per le vittorie. Avversari forti? Il colombiano Juan Ocampo è fortissimo nei 200. Mi ha anche rubato il record del mondo. Nei 400 ci sono anche un greco e un russo. Siamo tutti lì, anche se in virtù del mondiale casalingo, i nuotatori ellenici saranno carichissimi”.

In fatto di distanze, preferisci 400 o 1500? “Da giovane sono partito come fondista e facevo sia 800 che 1500. Poi ho vinto i mondiali nei 400 e sono andato avanti ad allenarmi proprio sul mezzo fondo, che è diventata la mia distanza. Successivamente per problemi ai tendini mi sono anche specializzato in distanze più corte come i 200”.

Infortuni e rischi nel nuoto pinnato? “In questo sport si utilizzano una serie di muscoli che aiutano a migliorare la mobilità e il rinforzo della schiena e bacino, anche se i tendini della caviglia sono chiaramente i più sollecitati. Per questo le tendiniti sono molto diffuse. Si sta molto attenti al lavoro in acqua, infatti ogni dieci minuti di lavoro si toglie la pinna. Bisogna riposarsi sempre tra una sessione di allenamento e l’altra”.

Prossimo appuntamento? I Mondiali di Volos a fine giugno. Per lasciare l’ennesimo segno nella storia del nuoto pinnato.

(Foto Stefano Figini)

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