Nicola Colombo: L’uomo che ha cambiato il Monza

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Che Nicola Colombo fosse un “punto di rottura” con il recente passato del Monza lo si era capito sin dai primi giorni dopo l’acquisto della società. A poco meno di un anno dal suo “new deal” monzese il presidente si racconta tra golf, impresa, nuovi soci, errori e speranze dei biancorossi.

Presidente, iniziamo con una domanda complicata. Che cos’è lo sport per lei?

Devo iniziare facendo una premessa: io sono nato e cresciuto con lo sport, anche praticandolo. Ho sicuramente un’anima sportiva che ho costruito sin da ragazzino provando ogni tipo di sport. Ho giocato a calcio nella squadra del mio paese, ho giocato a tennis, poi sono passato al basket e ci ho giocato per molti anni. So cosa vuol dire fare sport, significa sacrificio, ma conosco i vantaggi che portano nella formazione di una persona soprattutto con gli sport di squadra. Ti possono trasmettere valori importanti che poi ti trovi ad utilizzare anche al di fuori di una palestra o di un campo da calcio. Lo sport è stare insieme, aiutarsi e divertirsi. È una parte importante se non fondamentale della mia vita. Quello che ho imparato facendo sport, lo ritrovo quotidianamente anche al di fuori dell’ambito sportivo.

Una doppia anima imprenditoriale e sportiva. Come si conciliano questi due ambiti così uguali e così diversi?  

Facendo l’imprenditore, con i miei collaboratori utilizzo delle metafore che arrivano dalla mia vocazione sportiva. Anche nell’attività d’impresa, fare staff, fare gruppo, fare spogliatoio è importante quanto lo è in una squadra. Io trovo che vi siano molte analogie tra l’imprenditoria e lo sport. Credo che le dinamiche e le logiche dello sport di squadra si possano ben conciliare con quelle di una attività imprenditoriale. Sicuramente fare sport di squadra aiuta a far l’imprenditore

Prima del calcio a Monza, il golf. Lei è stato lungimirante visto che siamo in uno dei momenti di massima espansione di questa disciplina dopo l’epoca di Costantino Rocca?

È vero che la situazione sta cambiando, ma il golf in Italia fa comunque fatica. Purtroppo è uno sport che vive con tanti, troppi pregiudizi. Si pensa sempre che sia uno sport per pochi. Se poteva essere vero fino a qualche anno fa, ora non è più così, molti circoli hanno eliminato le quote sociali. L’investimento da fare non è molto diverso da quello fatto per andare in palestra o a sciare. Ad esempio trovo paradossale che lo sci rimanga uno sport molto in voga nonostante non ci siano più “i Tomba”. Mi chiedo il motivo e una risposta, sinceramente, me la sono data. Non è un problema economico visto che lo sci è più costoso del golf, ma un problema culturale. Si ritiene, in parte anche giustamente, che un bambino possa avere più benefici fisici e atletici da certi sport come sci e tennis, mentre nel golf questo aspetto è trascurato. Ho notato che il golf è importante sotto il punto di vista psicologico, accrescendo la stima in sé stessi. Il problema, quindi, è alla fonte, perché molti bambini iniziano a sciare e diventano sciatori, mentre purtroppo sono pochi i bambini che iniziano a giocare a golf e diventano golfisti e questo è dovuto anche dal fatto che ancora troppe persone pensano che il golf sia uno sport elitario. Nei miei circoli abbiamo cercato di eliminare questa barriera. Camuzzago, ad esempio, è fatto per stimolare i ragazzini, ma anche gli adulti a giocare a golf. Sia dal punto di vista dei costi, che possono essere paragonati a quelli di una palestra, sia per cercare di rendere il golf un po’ più popolare a partire dai prezzi.

Da imprenditore, al golf, alla decisione di acquistare il Calcio Monza. Verrebbe da dire: ma chi gliel’ha fatto fare?

Tutto nasce a novembre 2014. Facevo parte della giunta di Confindustria. Vedevo e leggevo della situazione drammatica in cui versava il Monza e mi sono sentito in dovere di mandare una lettera aperta a presidente e direttore generale perché ritenevo che gli imprenditori della Brianza dovessero fare qualcosa. L’indotto che una squadra di Lega Pro aveva verso il territorio era economico oltre che sociale. Va ricordato che la vecchia proprietà ha lasciato un buco di 4milioni di euro e buona parte di questi erano verso fornitori e aziende del territorio e, inoltre, va aggiunto il danno d’immagine. Per tutti questi motivi mi sono reso disponibile per fare parte di un gruppo d’imprenditori che potessero risollevare la situazione. Ci sono stati diversi incontri, ma a dire il vero non ho incontrato grande entusiasmo. Alcuni sembravano interessati all’operazione, ma a ridosso dell’asta hanno lasciato. A quel punto, però, mi ero troppo sbilanciato; più verso me stesso che con altri e quindi la scelta giusta mi sembrava quella di acquistare il Monza. Ovviamente questo è stato un anno difficile per diversi motivi, ma nel corso di quest’anno sono stati fatti grandi sforzi e sto cercando di organizzare un gruppo, seppur non nutritissimo, di tre, quatto imprenditori che possano entrare in società. Sto facendo un grande sforzo per convincerli ed appassionarli a questo progetto e sono molto fiducioso di riuscirci in modo tale di dare anche una continuità a questo progetto. 

Come ha già detto è stato un primo anno abbastanza complicato per il Monza. Qualche rimpianto c’è?

Rimpianti non credo ce ne siano. Siamo partiti, purtroppo, in ritardo e quindi anche la scelta dei giocatori è stata fatta un po’ in fretta. Dovevamo azzeccare 22 giocatori e non è stato facile probabilmente sui 22 non siamo riusciti a prenderli tutti buoni.  La scelta dei collaboratori, invece, è stata abbastanza facile in quanto abbiamo trovato persone che erano già legate al mondo Monza e sono subito entrato in sintonia. Quindi dal punto di vista dello staff non ho nessun rimpianto, anzi credo siano persone valide con le quali abbiamo collaborato benissimo e continueremo a farlo. Certamente qualche problema durante l’anno c’è stato. All’inizio, secondo me, non potevamo fare meglio di quanto abbiamo fatto, prendendo giocatori di categoria e nomi importanti che avevano vinto campionati. Poi nel corso della stagione, un po’ per inesperienza mia, un po’ per quella del direttore sportivo, un po’ per situazioni che non abbiamo gestito al meglio, abbiamo subìto sicuramente l’ambiente che, nonostante non sia così numeroso si sa far sentire. Io ho avuto qualche situazione spiacevole alle quale non ero abituato, come uscire dallo stadio scortato piuttosto che essere insultato pesantemente in tribuna. Insomma ci sono rimasto male e quegli episodi, forse, mi hanno anche un po’ condizionato negativamente. Però i lati positivi ci sono: In questo primo anno, personalmente, nonostante avrei preferito ottenere ben altri risultati, ho conosciuto persone in gamba, un ambiente sano a Monzello, nonostante negli anni scorsi non lo fosse più, ma soprattutto il non aver perso l’entusiasmo. Proprio grazie a quello vorrei riuscire a coinvolgere altre persone.

I tifosi croce e delizia del Monza. Tanta passione e qualche esagerazione.

Devo dire che l’accoglienza nei miei confronti è stata ottima. Mi aveva fatto piacere incontrarli al Monza Club Libertà e, anche durante la stagione, a parte qualche sparuto personaggio del quale non devo nemmeno tenere conto, mi sembra che complessivamente quest’anno abbiano un po’ criticato tutti tranne me. Credo di avere ancora una franchigia, o un’aura protettiva. Non so ancora per quanto tempo, ma per il momento non sono ancora nell’occhio del ciclone. A me spiace molto, perché sono tifosi veramente appassionati che soffrono tantissimo. Non sono tanti, ma sono davvero innamorati del Monza e mi dispiace che quest’anno, purtroppo, ci sono state partite che abbiamo perso su campi assurdi e quando uscivo ero dispiaciuto per me e per la squadra, ma soprattutto per i tifosi. Uno dei miei obiettivi è quello di vedere i tifosi che escono dallo stadio contenti. So cosa vuol dire essere tifoso. Siccome io lo sono stato sia del Monza che del Milan. Mi ricordo quando andavo a vedere le partite, anche in trasferta e, soprattutto mi ricordo quanto stavo male, così come loro.

Di padre in figlio. Dal Milan della stella al Monza. Una famiglia legata allo sport la sua. 

Mio padre  è rimasto molto appassionato di calcio. Purtroppo, per i noti fatti degli anni 80, decise di uscirne definitivamente. Per lui è stato un brutto colpo. La verità, però, è che ha ancora una grande passione per il calcio e quando ho deciso di acquistare il Monza lui mi ha detto questa frase: “Guarda che se prendi il Monza poi non dormi più la notte”. In parte è vero perché ci sono state nottate difficili, però di tutto questo è contento perché l’interesse e la passione non sono scemati. Oltretutto, la società che ha acquistato il Calcio Monza, la Discanto, ha come soci solamente me e mio papà. Anche per questo si interessa molto, oltre al fatto che comunque è rimasto un grande tifoso del Monza che è stata la sua prima squadra. Spesso mi telefona il pomeriggio per sapere come è andato l’allenamento e segue con grande interesse la squadra.

Ma quali caratteristiche personali di Nicola Colombo vorrebbe trasmettere alla squadra e alla società?  

Sicuramente l’attaccamento al territorio, la passione per questo territorio. Sono nato a Monza, ho sempre vissuto qui tranne una parentesi milanese per motivi di lavoro. A me piacerebbe veramente che questa possa diventare una squadra legata al territorio. Altre due caratteristiche la passione e la determinazione. Mi reputo una persona determinata che quando vuole raggiungere un obiettivo fa di tutto per centrarlo.

Proprio il territorio Brianzolo è pieno di squadre, società sportive e di aziende. Lei è un profeta in patria, ma cosa serve alle società per far tornare le aziende ad investire sullo sport?

Prima di tutto ci vogliono i risultati. Quelli sono sempre importanti. Vedere una prima squadra che vince e un settore giovanile che vince è sempre una soddisfazione per chi decide di investire. Poi la credibilità. Questo riguarda nello specifico il calcio che ogni estate si ritrova con un nuovo capitolo allucinante. Lo scorso anno è toccato al Monza, ma quest’estate saranno altre squadre e così via. Il calcio in questo modo ha perso credibilità e, anche un’azienda che vuole avvicinare il suo nome ad una squadra di calcio ci pensa due volte. In particolare il Monza che arriva de gestioni sciagurate che ne hanno compromesso l’immagine. Quindi capisco che gli sponsor siano diffidenti perché è vero che io sono brianzolo, ma non è detto che uno brianzolo sia per forza bravo. Quindi la gente mi vuole un po’ misurare. Credo sia per questo motivo che all’inizio ho fatto fatica a trovare qualcuno che mi affiancasse, mentre adesso inizio a vedere un po’ d’interesse. Qualcuno ha iniziato a conoscermi, ha capito che non sono qui per interessi personali, ma solo per passione e divertimento. Quindi in questo modo, per recuperare credibilità ci vuole del tempo. Quest’anno è stato speso anche per questo, facendo accordi importanti, anche con il CSI, per far capire che ci sono valori che vanno anche oltre lo sport in questa società. Mi sono fatto conoscere e hanno capito che c’è un progetto sportivo sano. Ci vuole un po’ di tempo, ma credo che riusciremo ad arrivare dove vogliamo.

Nel 1998 iniziò con il golf ad Usmate, nel 2008 fu la volta del circolo golf di Camuzzago. Cosa ci dobbiamo aspettare per il 2018?

2018 mancano 2 anni… Doveva essere il Monza nel 2018, ma sono arrivato in anticipo. Mi piacerebbe che il Monza sia in Lega Pro nel 2018. È un campionato sicuramente interessante dove ci sono squadre e città importanti. Credo che la serie B sia una sorta di sogno. Una volta era la serie A, ma ora può essere anche la serie B visto che con la copertura tv è diventato un campionato più interessante ed importante rispetto a 25 anni fa quando andava solo nei titoli di coda della Domenica Sportiva. Penso che possa essere un punto di arrivo per la città di Monza. Poi ci sono gli exploit e visto che non siamo mai andati in serie a possiamo continuare così.

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