Criscitiello: Ambizione e credibilità. “Ma lo rifarei 1000 volte”

A 10 mesi dall’elezione a presidente della Folgore Caratese, Michele Criscitiello ha le idee ben chiare: “otterremo qualcosa di importante”.

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Era stato accolto con dubbi e perplessità. Un nome altisonante, “quello della televisione” si erano affrettati a dire nei bar di Carate e Verano, “ma l’è vegnù chi a fà?” (ma cosa è venuto a fare?) si erano domandati in molti. Quasi un anno dopo Michele Criscitiello ha fatto capire che la presidenza della Folgore Caratese non l’ha presa come un gioco, ma molto seriamente. Una squadra ben strutturata, i risultati altalenanti e un uscita con una lettera che ha aumentato ancora di più la stima nei suoi confronti da parte dei tifosi. Gli errori, l’inesperienza e la voglia di creare qualcosa di importante per una società che ha già riscosso i primi successi: un incremento dei ragazzi nel settore giovanile, una prima squadra che, dal rischio retrocessione di due anni fa, naviga in zone medio alte di classifica e i progetti per il futuro.

Michele Criscitiello è così, dai palcoscenici del calciomercato su Sportitalia, alla sedia di presidente della Folgore. Uno che ama le sfide, che non ha paura di fare e, qualche volta di sbagliare. Amato e criticato in televisione, rivalutato, giorno dopo giorno, nel suo primo anno al comando della Folgore.

La prima domanda sorge spontanea. Da Avellino, a Sportitalia, alla Folgore Caratese. Ma chi gliel’ha fatto fare?

Diciamo che è un divertimento, un hobby. Però, per come sono fatto io, in tutto quello che faccio non delego, voglio fare in prima persona e se faccio una cosa la voglio fare bene. È inutile dire che oggi io sono presidente di una squadra di calcio non perché ho messo dei soldi, ma perché ho ereditato a livello famigliare questa società. Mia moglie è proprietaria, assieme alla sua famiglia, del Novara Calcio. Negli anni loro hanno seguito attentamente la Folgore Caratese, poi le attenzioni principali si sono spostate sulla professionalità del Novara e c’era questo piccolo buco dove inserirsi. A me le sfide piacciono e partire dalla serie A o B sarebbe stato troppo facile, oltretutto sarei stato additato di essere lì per la mia professione o perché ho sposato la “figlia di”. Partendo dalla Serie D, posso dimostrare, se in futuro farò bene, che come nel mio lavoro non mi ha mai regalato niente nessuno, anche nel calcio nessuno mi potrà dire che ho preso qualcosa di già apparecchiato. Chi me la fatto fare? Io e lo rifarei mille volte.

Sono consapevole che al primo anno è difficile. Gli esempi sono molteplici: i Pozzo, che conosco molto bene avendoci lavorato assieme per 4 anni come responsabile della comunicazione, portarono l’Udinese dalla A alla B, il Napoli perse il playoff con l’Avellino, Agnelli e Marotta presero la Juventus che arrivò settima e arrivando al nostro territorio, il Monza che l’anno scorso ha chiuso decimo. Così noi quest’anno, il primo di un progetto triennale.

Ho creato una situazione che ha bisogno di tempo per crescere e dove sono stati messi in conto anche gli errori, visto che io, l’anno scorso di questi tempi, nemmeno conoscevo la categoria. Ero inesperto per costruire una squadra e una società. È naturale che all’inizio dell’anno mi sarei aspettato di arrivare ad oggi con qualche punto in più, però non credo che un progetto si possa giudicare a fine marzo per 9 punti in classifica in più o in meno. Sicuramente mi “rode” che abbiamo 9 punti in meno, ma sono contento di aver seminato tanto, perché la cosa più bella è che se ripenso a qualche tempo fa, nessuno voleva venire alla Folgore Caratese, mentre quest’anno abbiamo la fila di calciatori importanti che vogliono indossare la nostra maglia, perché il nome che ci siamo fatti in questa annata è un nome importante.

Un nome importante come è diventato importante, grazie al suo lavoro, il nome di Sportitalia. Due mondi diversi, ma idee innovative in ogni caso. Cosa ha portato del suo lavoro nella Folgore Caratese?

Ovviamente sono mezzi completamente diversi, anche se il modus operandi deve essere sempre lo stesso. Se la testa c’è per una cosa c’è anche per l’altra. Per me la Folgore Caratese deve funzionare come Sportitalia, come una tv. Deve essere tutto programmato: come in tv c’è un palinsesto che manda in onda determinati contenuti, così anche in società tutto deve funzionare alla perfezione. Sono 12 anni che tutte le sere sono in onda dalle 23 alle 0.30, questo alla lunga paga perché la gente vuole punti di riferimento.

Alla Folgore voglio essere molto presente. Io sono quello che controlla anche a che ora arriva il magazziniere e si interessa del settore giovanile. All’inizio io mi sono occupato della prima squadra e qualcuno credeva che io fossi lì solo per quello. Ad un certo punto uno dei tifosi che segue da sempre la Folgore, una persona che stimo molto e che abbiamo premiato durante la festa di Natale mi ha detto: “Presidente, ricordati che non sei presidente solo della prima squadra, ma anche di tutto il settore giovanile”. Lo sapevo e lo so, ma prima di intervenire dovevo vedere e dovevo studiare, perché intervenire senza sapere non porta mai a risultati ottimali. Ho studiato, ho guardato, ho capito che bisognava fare degli interventi e a quel punto ci ho messo un secondo per farli. Questo è il mio modo di fare. Sono convinto che la Folgore Caratese sarà la società della Brianza del futuro e sono sicuro che quello che abbiamo noi non ce l’ha nessuno. Per conquistare 9 – 10 punti in più, che sono quelli che mancano oggi, ci metti 3 settimane, ma gli altri quello che abbiamo noi non lo potranno costruire a breve. Immagine, forza societaria, un centro sportivo all’avanguardia e la credibilità sono cose che non si possono creare in 3 settimane.

Proprio credibilità è la parola che lo scorso anno utilizzò il neo-presidente del Monza, Nicola Colombo. Oggi si può dire che il Monza stia raggiungendo il suo primo traguardo. La Folgore Caratese sta un po’ ricalcando i passi del Monza?

Credo che il paragone Monza – Folgore Caratese non regga. La Caratese non deve paragonarsi al Monza, ma è il Monza che può paragonarsi ad una società come il Novara: per bacino di tifosi, importanza, città. Quello che ha fatto Colombo nell’ultimo anno è giustissimo e quello che ha detto è sacrosanto. La credibilità è alla base di tutto. Se oggi noi abbiamo giocatori forti che ci cercano è perché hanno capito che qui c’è una società che ha credibilità ed è più importante di un terzo posto. Sicuramente è meglio il primo posto, però tra terzo e nono è la stessa cosa. Abbiamo seminato e abbiamo costruito. Il presidente Colombo ha fatto una cosa molto intelligente e quello che lui ha detto lo scorso anno è quello che stiamo vivendo noi quest’anno. Abbiamo costruito, ma il primo anno è difficile raccogliere. Perché devi mettere in piedi una struttura nuova, società nuova, giocatori nuovi e gli errori che fai li devi mettere in preventivo. Noi sapevamo di aver bisogno di un triennio per raggiungere i nostri obiettivi, il Monza, a differenza nostra doveva dare una spinta più veloce per dare una risposta alla piazza. Noi dobbiamo dare risposta a noi stessi e alle città che ci ospitano, ma dobbiamo dare, soprattutto, dei fatti concreti. Colombo, ad aprile dello scorso anno, ha detto che stavano già lavorando sulla stagione successiva ed è ciò che ho voluto esprimere anche io con la lettera che ho mandato la scorsa settimana: La gente che oggi sta giocando con la maglia della Folgore deve capire che abbiamo già iniziato la stagione 2017/18 e già sappiamo cosa dobbiamo fare. Le nostre idee sono molto chiare, non significa che saranno giuste, ma sono molto chiare.

Ha parlato di studiare la situazione e poi agire. Dopo 7 giornate un cambio d’allenatore e ora un allenatore su cui puntare per il triennio. Come sta andando questo percorso?

Uno degli errori che ho commesso è stato proprio questo. Credere che un allenatore di categoria superiore potesse andare bene in una categoria inferiore. Pala è un buon allenatore di Lega Pro, ma non avendo mai affrontato la categoria ha riscontrato le difficoltà che ho trovato anche io non avendola mai fatta. Presidente che non ha mai fatto la D, allenatore che non ha mai fatto la D non si fa nulla di buono. Io posso anche aver visto 3000 partite di serie A,  7000 di serie B e altre 10000 di serie C, ma senza averne vista una di serie D non ho la conoscenza della materia. Quindi ammetto di aver commesso questo errore. Avevo preso contatti con Delpiano che poi è andato alla Pro Sesto, con Zaffaroni che però aveva già l’accordo col Monza e con Pea che mi disse di non voler ripartire dalla D, ma dalla Lega Pro e poi arrivò la chiamata della Pro Piacenza. Arrivai a Pala dopo questo percorso e pensai che un allenatore che aveva fatto i playoff in B, che aveva avuto un percorso importante in Lega Pro poteva andare bene, invece servono gli allenatori che la categoria la conoscono e soprattutto, cosa che ho imparato in questi mesi, i gironi sono molto regionali, quindi un allenatore di categoria che può vincere in Sicilia, Campania e Puglia, purtroppo non va bene in città diverse da quelle del suo girone.

Cosa diversa per i calciatori. Anche se mi dicono che i calciatori devono essere del territorio, io su questo non sono d’accordo. E la dimostrazione è Simeri: mi era stato detto che non avrebbe fatto più di 5 gol, oggi è il capocannoniere del girone con 17 gol e probabilmente supererà i 20. È un ragazzo di Napoli, del 1993, che ha fatto molto bene. L’unico problema, ed è stato un mio errore, è quello di avere abusato dei tanti Simeri: Catinali, Vaccaro, Cigliano. Il tempo mi ha dato ragione: Vaccaro è in finale di Coppa Italia, Catinali sta vincendo il campionato in Sicilia con la Sicula Leonzio, Cigliano è stato a Viareggio con la rappresentativa Serie D come uno dei migliori centrocampisti del ’98 quindi non mi sembravano così degli “scappati di casa”. Probabilmente, 5 napoletani insieme in Brianza non vanno benissimo, ma uno o due vanno bene. Nella mia testa uno spirito campano della gente che non molla mai e che ha la “cazzimma” ci vuole e il mio lavoro in quest’anno è stato soprattutto quello di un cambio di mentalità, perché la Folgore Caratese se perdeva 4 a 0 a Piacenza era contenta perché non ne aveva presi 7, oggi perdi a Varese 1 a 0, prendendo la traversa al 92° e ti arrabbi. Questo per me è un cambio di mentalità importante.

Di calcio si occupa 24 su 24. Da un lato il giornalista e direttore di Sportitalia, dall’altro il presidente. Due facce della stessa medaglia? Quali sono state le più grandi differenze?

La prima e più grande: parlare con i procuratori. E in questo caso parlo da presidente di Serie D. La grande difficoltà è che tutti i procuratori che conosco non mi sono serviti per fare la squadra. Mi sono trovato in situazioni anomale dove io parlavo con un procuratore e dopo 10 minuti mi chiamava un altro procuratore che diceva di essere il procuratore dello stesso giocatore. In serie D tutti sono procuratori di tutti e di nessuno e quindi il non capire con chi parlare era un problema. Adesso chiamo direttamente il giocatore e chiedo a lui chi è il suo procuratore, ho accorciato i tempi.

Poi l’altra grande difficoltà è che non conoscevo la materia. Sono rimasto sotto shock quando siamo andati a Settimo Torinese alla settima di campionato. Nulla contro la società e la squadra, ma in quel momento ho capito che per far bene in Serie D dovevo calarmi totalmente nella parte. Per lavoro ho frequentato gli stadi più belli del mondo: da San Siro al Bernabeu, ad un certo punto dovevo capire che, come un giocatore passa dalla serie A alla serie D, anche un presidente o un direttore sportivo devono calarsi nella parte. In determinati campi ci devi andare e non devi entrarci con la “puzza sotto al naso”. In quel momento c’è stato il cambio nella mia stagione. Pensavo fosse uno scherzo. Siamo arrivati e, in campo, se dopo un cross fossi andato un metro oltre la linea avresti sbattuto la testa contro al muro. A vedere la partita ero in una tribuna che se avessi fatto un salto sarei caduto; l’allenamento pre-partita è stato fatto in un campo di “sterpaglie” con una porta senza reti e totalmente arrugginita che se uno avesse preso il palo non so cosa sarebbe successo. Ecco lì ho capito che era arrivato il momento di entrare nella parte e che cosa era la Serie D. O ti mettevi con l’elmetto o non arrivavi a fine stagione.

Parlando di centri sportivi, voi siete un’eccellenza in questo campo.

Assolutamente. Credo che la maggior parte delle squadre di serie A non abbiano un centro come il nostro. Non hanno pizzeria, ristorante, palestra, policlinico. Qui se un giocatore si infortuna durante l’allenamento dopo 3 minuti è già in trattamento con le migliori tecnologie. Nemmeno in Inghilterra. A volte i giocatori ne hanno anche abusato perché al minimo fastidio sapevano di avere una struttura pronta ad accoglierli. Purtroppo ci sono una serie di privilegi che vanno conquistati. Il rapporto con i calciatori è sempre stato buono, però sanno che quando entro nello spogliatoio e parlo, e questo succede poche volte all’anno, non deve fiatare nessuno. Domenica scorsa a fine partita gli ho detto che con me avevano chiuso definitivamente perché lo 0 a 0 in casa con la varesina ci può stare, ma se puoi vincere 2 a 0 nel primo tempo non puoi entrare nel secondo per portare a casa il pareggio.

Dal primo giorno ho detto ai  giocatori che io ero a disposizione per quelle che sono le mie competenze e conoscenze, i privilegi li hanno avuti tutti, ma ad oggi mi hanno sfruttato al 15%. Il primo ad avere interesse sul fatto che loro facciano carriera sono io. Uno dei pochi che l’ha capito è Simeri e lo vedrete prossimamente. Deve ancora migliorare sotto alcuni aspetti perché se non segna non deve deprimersi, perché durante la settimana deve lavorare e non fiatare, perché se gli viene chiesto di tornare a centrocampo a marcare deve tornare a centrocampo a marcare, perché se non gli arriva palla non deve lamentarsi, ma è un giocatore che a me piace ed è migliorato molto già in questo primo anno. Lui è uno di quei giocatori che ha la “cazzimma” che non lo fa mollare mai, che esce sul 4 a 0 contro il Legnano ed è “incazzato” perché voleva fare il quinto e il sesto gol. Quello è lo spirito che a me piace.

A proposito di spirito. Dopo 10 mesi da presidente in Brianza, che spirito ha trovato?

Non sono riuscito a vivere molto la Brianza, però ho conosciuto la gente che viene al centro sportivo: Le famiglie che portano i bambini nel settore giovanile, i tifosi che non sono tantissimi, ma sono educati, calorosi e gentili. Loro mi sono piaciuti tantissimo. A Carate e a Verano ti fanno sentire importante. Sembra quasi che riconoscano il fatto che tu hai quella fame e ti danno credito di questo. Sembra che dicano: “Seguiamolo perché ci può portare in alto”.

Questo si è visto dopo la lettera di settimana scorsa. È difficile vedere che tutti i tifosi siano d’accordo con il presidente, solitamente è l’esatto contrario.

Ecco questo è esattamente quello che ho notato. Mentre in televisione, per quello che faccio e come lo faccio, sono spesso criticato e aggredito. Come presidente sono totalmente diverso e ho trovato un mondo diverso. Sento sopratutto un affetto diverso: quando vai allo stadio ti fanno l’applauso, ti danno la pacca sulla spalla. Pareggi e perdi e io sono incazzato nero, ma loro, invece cercano di darti una spinta in più, anche nel momento in cui stavamo andando male. Si aspettano molto da me e credo che potremo ripagarli alla grande. Nella lettera hanno capito che quella è la mia mentalità e credo che l’abbiano apprezzata. Loro sanno che se ci seguono con i nostri tempi otterremo qualcosa di importante. Cosa? Non lo so. Quanto importante? Nemmeno. Ma sicuramente già il fatto di aver cambiato la mentalità e aver dato prestigio alla società secondo me è molto importante.

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