Arzuffi – Confalonieri: Cugine di pedale

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“Due caratteri diversi, prendon fuoco facilmente”. Così canta “il Molleggiato” Adriano Celentano, ma lui non ha mai conosciuto Alice Arzuffi e Maria Giulia Confalonieri. Due caratteri diversi, ma complementari. Una al fianco dell’altra dalla prima volta sul sellino di una bici da corsa. Una al fianco dell’altra negli allenamenti. Una al fianco dell’altra in famiglia, perché le due stelle della Lensworld Zannata Etixx Ladies Team e della Nazionale Italiana sono cugine “ma è come se fossimo sorelle” precisano in coro. Maria Giulia, “la Confa” ha quell’aria decisa, pronta a sfidarti. Non è un caso che, chi se la ricorda da piccola, se la ricorda in mezzo ad un campo da calcio, a giocare con i maschi. Alice, invece, è nel suo “paese delle Meraviglie” fatto di ruote e pedali e freni a disco che fanno contatto, ma pensa al suo futuro lontano dalla bici, con quel velo di mistero tipico di chi sa sognare ad occhi aperti. È lei che arriva in ritardo “sposticipando” l’appuntamento dopo aver mandato un messaggio direttamente dalla bicicletta. Poi confessa: “stamattina me la son presa con comodo, sono uscita ad allenarmi a mezzogiorno e ho fatto tardi”. Le differenze le vedi subito, anche da quel che si ordina al bar: Un caffè con una pallina di gelato Maria Giulia, “un frullato. Mele e frutti di bosco, ma fatto con l’acqua, non con il latte” Alice.

Partiamo da una stagione che per Alice è già terminata, mentre per Maria Giulia ha ancora un importante appuntamento. Che stagione è stata?

Maria Giulia: Rispetto all’anno scorso, credo sia stata una stagione completamente differente. Nonostante fossimo nella stessa squadra abbiamo trovato i nostri spazi, ci hanno sempre lasciato tranquille, senza pressione per ottenere un risultato. Correre insieme, poi, è anche più semplice perché all’interno di un team dove non ci sono italiane, trovare qualcuno che ti conosce e che parla la tua stessa lingua è già tanto, a maggior ragione con Alice. Ci conosciamo da una vita dentro e fuori le gare, quindi tutto è risultato più semplice. Avendo i nostri spazi siamo riuscite anche a raccogliere dei buoni risultati rispetto alle scorse stagioni, dal mio punto di vista quelle che erano le gare alle quali puntavo, sono andate bene. Se proprio devo trovare il “pelo nell’uovo” l’inizio di stagione non è stato entusiasmante, ma avendo preparato la pista non potevo fare di meglio. Diciamo che per le “classiche” aspetto il 2017. Per ora va bene così. Aspettiamo questo weekend per terminare la stagione con i mondiali. Non so quale sarà il mio ruolo, penso che lavorerò per la squadra, per una velocista pura, ma sono già contenta perché dopo 5 anni vado al mondiale.

Alice: Non ho molto da aggiungere. L’essere in squadra insieme credo abbia aiutato entrambe. Io sono veramente soddisfatta di aver dimostrato di aver fatto un salto di qualità e soprattutto sono contenta che anche l’anno prossimo correremo insieme. La mia stagione si è conclusa con 2 convocazioni in nazionale, quindi non poteva finire meglio. Anzi, se all’Europeo fosse arrivata la medaglia di bronzo sarebbe sicuramente stato meglio.

Questa è stata la vostra prima stagione insieme da Elite. Qual è il vostro rapporto in sella e fuori gara?

Aruffi Confalonieri Giro
Sul palco partenza del Giro Rosa

Maria Giulia: In gara Alice mi ha dato una grande mano. Quest’anno quando si prevedeva un arrivo in volata ero io la prescelta, quindi più di una volta mi ha portato sino alla fine, viceversa sulle salite ho cercato di fare del mio meglio per aiutare lei. L’obiettivo è quello di migliorare ancora per la prossima stagione per darle supporto nelle tappe in salita. Io provo a portarla il più avanti possibile. In gara, comunque, c’è sicuramente un bel rapporto, riusciamo ad intenderci bene, così come fuori. Vedendoci anche tutti i giorni, il nostro, è un rapporto speciale.

Alice: Condivido tutto e aggiungo, magari qualche volta in gara mi è capitato di non crederci abbastanza e lei è arrivata dicendomi: “Mi raccomando, adesso inizia la salita, devi esser lì devi prendere la ruota di questa, di quella, non mollare ce la fai, stai andando bene”. Penso che i suoi incoraggiamenti mi abbiano aiutato a raggiungere certi risultati molto più di tante altre cose. Il nostro è un rapporto speciale ci conosciamo da quando siamo nate, abbiamo passato tutta la nostra vita insieme, ci vediamo tutti i giorni, ci alleniamo insieme, tutto ciò che è oltre al ciclismo lo facciamo insieme quindi siamo quasi sorelle. Possiamo considerarci tali.

A proposito di sorelle. C’è la più piccola, Allegra, che sta crescendo alla vostra ruota. Alice ti rivedi un po’ in lei?

Alice: No! Per niente! Anche se nell’ultimo anno l’ho vista un po’ più “mentalizzata”. Ci teneva tanto ad ottenere almeno una vittoria su strada e adesso è già partita al massimo per fare la stagione di ciclocross. La sua speranza è quella di essere convocata per l’Europeo di fine mese. Rispetto agli anni scorsi la vedo un po’ più matura, però deve ancora crescere e capire come funziona: Per andare forte in bici ci vuole sacrificio, costanza; devi insistere. Allenamenti tutti i giorni, alimentazione controllata e tante altre piccole cose. È giovane, ha ancora tempo per farlo, poi andando ancora a scuola non può fare come noi che ci dedichiamo a questo a tempo pieno.

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in maglia Azzurra con Allegra al Giro dell’Emilia

Maria Giulia: Penso che sino all’anno scorso la prendesse un po’, come giusto che sia, come un gioco. Poi ha visto che le sole doti che “madre natura” le ha dato non bastavano più per arrivare davanti in tutte le gare. Allora credo sia scattato qualcosa dentro di lei e ha detto: “qui c’è qualcosa che devo migliorare, è meglio che iniziamo ad allenarci e non a fare ciò che riesco senza allenamento”. Sta un po’ inquadrando la situazione vediamo se quest’inverno riuscirà a tornare davanti. L’anno prossimo sarà molto più impegnativo su strada e lo capirà da sola che c’è da lavorare. Abbiamo corso per la prima volta una gara internazionale insieme al Giro dell’Emilia e si trova molto a suo agio.

3 su 3 in bicicletta, una stranezza sotto certi punti di vista. Da dove arriva una passione così forte?

Alice: Io, sinceramente, ho iniziato a correre in bici solo perché aveva iniziato lei. Siccome quando eravamo piccole dovevamo fare tutto insieme: “la Mary va in bici allora ci vado anche io”. I primi anni sono stati disastrosi perché a parte il cross non avevo ottenuto grandi risultati. Sono contenta che sia diventato il mio lavoro, amo quello che faccio, mi piace svegliarmi la mattina e dire oggi ho voglia di uscire in bici però voglio prendermi due ore di tempo, come ad esempio questa mattina che mi sono svegliata tardi, sono uscita alle 12 e poi, ovviamente sono arrivata in ritardo. Però la prendo con comodo, mi piace, vado in bici e sono una persona in salute. Anno dopo anno riesci a capire quello che vuoi e ad entrare sempre di più dentro il mondo del ciclismo e a “mentalizzarti” sempre di più con quello che devi fare e a vivere in sintonia con la bicicletta. Penso che gran parte della maturazione di quest’anno sia stata frutto proprio della mentalità. Sino all’anno scorso andavo alle gare e facevo quello che gli altri mi dicevano, ora parto e so che voglio arrivare bene, ma lo faccio per me, ponendomi degli obiettivi che voglio raggiungere. Queste cose penso che si possano capire solo con tempo e non tutti ci riescono. È una fase di maturazione che non tutti hanno e c’è chi decide di mollare prima.

Maria Giulia: Noi non abbiamo iniziato da piccole. Io avevo 11 o 12 anni ed è iniziato tutto per caso. A me non andava più di andare a nuoto ed ero con mio zio, il papà di Alice, che doveva andare dal fisioterapista per problemi alla schiena. Questo fisioterapista era vicepresidente del Pedale Senaghese e mi ha detto: “ti vedrei bene in bicicletta”. Sono tornata a casa e ho detto: “Papà voglio andare in bicicletta”. La sua risposta è stata: “Perché non vai all’oratorio a giocare a pallavolo che è meno impegnativo?” E da lì siamo andati alla Cicli Fiorin. Era la società più vicino a casa e l’unica che faceva anche la parte femminile. Abbiamo corso un po’ di anni insieme. All’inizio era un gioco, arrivavamo sempre ultime. Ci abbiamo messo qualche anno, ma alla fine siamo migliorate, senza fretta. Io credo che fino alla categoria Junior debba essere un gioco, che tu ottenga risultati o meno. E non devi nemmeno prendertela troppo se non sei davanti perché non è giusto allenarsi come un adulto. Deve essere uno sport ludico con 2 o 3 allenamenti a settimana e la gara la domenica per stare in compagnia.

Hai nominato una società chiave del ciclismo brianzolo, la Cicli Fiorin, fucina di talenti. Daniele Fiorin ci ha visto spesso giusto?  

Maria Giulia: Penso che Daniele ci abbia aiutato molto. È stato un bravo tecnico, ci ha insegnato ad andare in bici con la multidisciplinarietà portandoci in pista, a fare ciclocross, mi ha addirittura portato a fare un campionato italiano di MTB. “A me no” – precisa Alice – Eravamo un gruppo molto numeroso ed è stato tutto molto bello, i primi anni ce li siamo goduti e ci piaceva. Ci ha fatto amare lo sport del ciclismo e ci ha fatto capire come funzionava anche senza troppo allenamento. Da lì a poco abbiamo iniziato ad ottenere anche qualche risultato ed ha sempre fatto così perché ogni anno Daniele ha sempre messo qualcuno in nazionale.

Alice: anche nel cross è sempre riuscito a portare a casa almeno una maglia tricolore.

Daniele Fiorin parla spesso di “multidisciplina”. Voi siete uno degli esempi migliori, anche nel 2016 due maglie tricolori nel ciclocross e in pista. Quanto è importante variare?

Arzuffi Cross Guerciotti
Alice con la maglia tricolore Ciclocross

Alice: Sicuramente fare ciclocross mi ha dato dei grandi benefici. È anche un modo diverso di allenarsi nel periodo invernale. Qualcosa devi fare, non è che stai 5 mesi senza andare in bici. Ovviamente non si può fare tutto “a tutta”, bisogna sacrificare un po’ di strada un po’ di fango, ma penso che fare cross mi serva per migliorare la forza, che è un po’ la mia pecca, e soprattutto a migliorare nella guida della bicicletta. Tante volte in gruppo vedi ragazze che non ci provano nemmeno ad evitare la caduta, vedono quella davanti che cade e cadono anche loro. Il ciclocross mi ha insegnato ad avere un occhio in più e ad essere più reattiva. Poi mi piace farlo e continuo, mentre da piccola sono anche andata in pista e sono stata campionessa regionale.

Confalonieri Pista
Maria Giulia in pista

Maria Giulia: Anche la pista, principalmente, è un’attività invernale anche se durante la stagione di strada lo faccio almeno una volta alla settimana se sono a casa. I benefici ci sono, come ci sono nel ciclocross. Mi aiuta a migliorare nella velocità, mi dà il colpo di pedale, mi dà la giusta agilità perché posso allenarmi facendo il “dietro moto” poi mi piace. In pista non faccio tantissime gare, ma sono sempre di livello molto alto. Penso che si possa tranquillamente far coesistere strada e pista. Ovviamente bisogna prendersi anche qualche momento di riposo.

Riposo, recupero, prenderla con calma. Si capisce che voi prendiate lo sport per quello che è cercando di arrivare davanti con la fatica e l’allenamento, ma questo per alcuni passa in secondo piano. L’unico obiettivo è vincere, anche imbrogliando. Lo scorso anno, dopo il doping “farmaceutico” è arrivato anche il primo caso di doping “meccanico”. Perché cercare di arrivare in alto con l’imbroglio?

Maria Giulia: Sul doping “meccanico” credo che Alice possa rispondere meglio di chiunque altro visto che allo scorso Campionato Europeo di ciclocross è stata testimone della prima squalifica. Penso e, soprattutto, spero che quello sia stato un caso isolato. Per quello che riguarda la strada non ti porta a pensarlo di altre visto che quelle che vanno forte sono sempre andate forte così. Penso che il doping “meccanico” sia addirittura da considerarsi peggiore, come mentalità, rispetto al doping farmaceutico che già di suo è inaccettabile.

Alice: io non so nemmeno come una persona si possa sentire. Hai vinto, ma hai perso. Io quando ottengo una vittoria so di averla ottenuta nel modo giusto, di essermi allenata nel modo giusto, di aver corso nel modo giusto, di aver vinto perché ho fatto tutto giusto. Se io dovessi vincere una gara perché mi sono dopata o ho dopato la mia bicicletta non ho vinto, ho solo imbrogliato tutti gli altri. Non ha senso, anche perché io amo quello che faccio e mi impegno veramente per ottenere dei risultati. Quindi penso che se uno si dopa è perché quello che fa non gli piace più nemmeno così tanto.

Certamente è uno sport che richiede grandi sacrifici, soprattutto in campo femminile Quali sono le principali difficoltà?

Rispondo all’unisono: Portare a casa uno stipendio degno di tal nome, soprattutto in Italia.

Maria Giulia: E di essere trattate veramente da atlete. Vado alla gara e devo pensare solo a fare la gara ed andare forte arrivando al meglio delle mie possibilità. Non dovrei pensare a fare tutto il resto. Una mentalità da atleti al 100% come accade adesso in squadra o in Nazionale dove hai il massaggiatore, il meccanico e non devi pensare alla bicicletta, al cambio e ad altre 1000 cose. Mi pare si stia muovendo qualcosa visto che si stanno aggiungendo gare importanti al calendario come le grandi classiche o gare di contorno ai grandi giri maschili. Stiamo andando verso la giusta direzione: iniziamo ad avere anche noi le dirette TV, dei montepremi adeguati e magari non veniamo mandate a dormire a 300km.

Ma fare l’atleta non potrà durare per sempre. Nel vostro futuro il ciclismo avrà un ruolo centrale?

Alice: Io non mi vedo per nulla legata al ciclismo. Ho dei progetti in testa che voglio portare avanti nel momento in cui dico basta con il ciclismo praticato. Poi, magari, cambierò idea, ma oggi come oggi direi assolutamente no.

Maria Giulia: Io sinceramente non ci ho pensato, ma credo che sarà dura rimanere all’interno del ciclismo. Non so se sarà la mia strada.

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